Storia
La Storia del Whisky Scozzese
La storia documentata del whisky scozzese comincia in un archivio: nei registri fiscali del re Giacomo IV di Scozia compare, sotto l'anno 1494, un ordine di malto destinato al frate John Cor "per fare aqua vitae". Quella laconica annotazione è oggi considerata la prima prova scritta della produzione di distillato di malto in Scozia, e resta il punto di partenza convenzionale di ogni ricostruzione storica del whisky.
Nei secoli successivi la distillazione uscì lentamente dai chiostri e si diffuse nelle campagne, dove i contadini iniziarono a produrre distillati d'orzo come uso privato e come integrazione al reddito. Fino a Ottocento inoltrato la produzione fu in gran parte non regolamentata, spesso clandestina, e vissuta in tensione con le autorità inglesi.
L'Excise Act del 1823
Il vero punto di svolta arrivò con l'Excise Act del 1823, promosso dal duca di Gordon. La nuova normativa ridusse drasticamente la tassazione sui distillati legali e aprì la strada alla nascita delle distillerie ufficiali. Uno dei primi produttori a ottenere licenza fu George Smith, che nel 1824 avviò la distilleria di The Glenlivet nella valle dello Spey. Nel giro di pochi decenni le distillerie legali si moltiplicarono, in particolare nelle regioni delle Highlands e dello Speyside.
L'era vittoriana e l'espansione
Nella seconda metà dell'Ottocento la Scozia visse una vera e propria età dell'oro del whisky. L'invenzione dell'alambicco a colonna da parte di Aeneas Coffey, brevettato nel 1830, permise una produzione più efficiente di grain whisky, aprendo la strada alla nascita del whisky blended. Case commerciali come Johnnie Walker, Dewar's, Chivas e Ballantine's costruirono la propria fortuna assemblando distillati di malto e di grano provenienti da fonti diverse.
L'espansione fu favorita anche dalla ferrovia, che raggiunse regioni un tempo isolate come lo Speyside a partire dagli anni Sessanta dell'Ottocento, e da un evento drammatico avvenuto in Francia: la fillossera, che a fine secolo distrusse buona parte dei vigneti di Cognac. Con il collasso del cognac come distillato di riferimento delle classi alte britanniche, il whisky scozzese ne prese rapidamente il posto.
Crisi, guerre e ripresa
Il Novecento fu tutt'altro che lineare. Il Proibizionismo americano (1920–1933), le due guerre mondiali e le restrizioni sui cereali imposte durante e dopo i conflitti costrinsero molte distillerie a chiudere o a ridurre drasticamente la produzione. Anche negli anni Ottanta il settore attraversò una crisi profonda, con la cosiddetta "whisky loch": un eccesso di scorte accumulate rispetto alla domanda reale, che portò a nuove chiusure di distillerie.
Il ritorno del single malt
Proprio negli anni Ottanta, tuttavia, cominciò a maturare quel movimento culturale che avrebbe portato al ritorno del single malt come categoria di riferimento. Fino ad allora la stragrande maggioranza del whisky scozzese veniva venduto come blended; il single malt era conosciuto soprattutto dagli addetti ai lavori. Con la campagna Classic Malts lanciata da United Distillers nel 1988, sei espressioni rappresentative delle diverse regioni scozzesi vennero portate all'attenzione del grande pubblico internazionale.
Da allora l'interesse per il single malt non ha smesso di crescere. Molte distillerie chiuse sono state riaperte, altre nuove sono state fondate, e la Scozia si è affermata come punto di riferimento globale per un modo di intendere la distillazione che unisce tradizione, geografia e cura artigianale.