Storia

Le Origini del Whisky Giapponese

Della Redazione de La Cronaca del Whisky · Storia · 7 min di lettura · 10 gennaio 2025

La storia del whisky giapponese non comincia in Giappone, ma nelle Highlands scozzesi. Nel 1918 un giovane chimico di Hiroshima, Masataka Taketsuru, si imbarcò per la Scozia con un obiettivo preciso: imparare tutto ciò che c'era da sapere sulla produzione di whisky di malto per poi riportare quel sapere nel proprio Paese. Taketsuru si iscrisse all'Università di Glasgow e completò periodi di apprendistato in diverse distillerie, tra cui Longmorn e Hazelburn, prendendo appunti dettagliati che ancora oggi vengono studiati come una piccola enciclopedia manoscritta della distillazione scozzese di inizio Novecento.

L'incontro con Shinjiro Torii

Tornato in Giappone nel 1920, Taketsuru trovò un imprenditore visionario disposto a scommettere sulla sua formazione: Shinjiro Torii, fondatore di Suntory. I due unirono le forze e nel 1923 avviarono la costruzione di Yamazaki, la prima distilleria di whisky di malto del Giappone, alle porte di Osaka. La scelta del sito fu tutt'altro che casuale: la valle di Yamazaki è celebre da secoli per la qualità delle sue acque, tanto da essere citata nella cerimonia del tè fin dal XVI secolo.

Non copieremo la Scozia: impareremo dalla Scozia per raccontare il Giappone.

La nascita di uno stile

Le prime uscite di Yamazaki, avvenute nella seconda metà degli anni Venti, non ebbero il successo sperato. Il pubblico giapponese trovava il whisky troppo intenso e affumicato per il proprio palato. Torii e Taketsuru dovettero rimettere mano al progetto, avviando una lunga fase di sperimentazione che porterà, negli anni successivi, a definire uno stile distintamente giapponese: più lineare, più preciso, più attento al dettaglio.

Nel 1934 Taketsuru si separò da Suntory per fondare la propria azienda, Nikka, e stabilì la distilleria di Yoichi sull'isola di Hokkaido, in un ambiente climaticamente più vicino alla Scozia. Da allora Suntory e Nikka rappresentano i due poli storici del whisky giapponese, ciascuno con la propria filosofia.

Riconoscimento internazionale

Per gran parte del Novecento il whisky giapponese rimase un fenomeno prevalentemente domestico. Il riconoscimento internazionale è arrivato solo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando alcune espressioni giapponesi hanno cominciato a vincere premi importanti nei principali concorsi internazionali, imponendosi accanto ai grandi single malt scozzesi come una delle scuole più raffinate del whisky mondiale.

Oggi il whisky giapponese è considerato un patrimonio culturale, custodito da un numero relativamente ristretto di distillerie che continuano a lavorare con estrema cura, spesso in dimensioni piccole rispetto agli standard internazionali. È un modello produttivo che, pur riconoscendo il proprio debito storico verso la Scozia, ha saputo trovare una voce autonoma.

La Redazione de La Cronaca del Whisky raccoglie storici, scrittori e ricercatori indipendenti specializzati nella cultura della distillazione. I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente educative.